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Roberto Macellaro

Roberto Macellaro nasce a Giulianova in Abruzzo nel 1937, fin da bambino modellava con le mani porzioni di creta e di argilla e gli piaceva tirarne fuori visi o riproduzioni più o meno fedeli, di oggetti di vario genere. Trascorreva intere giornate a modellare la materia, trascurando spesso i giochi e le allegre compagnie dei ragazzi della sua età. Anno dopo anno a scuola e in casa, Roberto disegna e lavora sempre Più intensamente. Era grande festa per Roberto quando il padre Francesco, di ritorno da Pescara, lo salutava con in mano in dono un astuccio di pastelli colorati. La fantasia nel creare forme nuove, la genialità nell’accostare i colori, davano nel ragazzino chiari segni di valore e intuitività artistica. Francesco il padre, dovette rinunciare al sogno di vedere il figlio geometra, infatti, spinto dallo zio, Macellaro nell’immediato dopoguerra si trasferisce a Roma ed è allievo dell’Istituto delle Belle Arti. Frequenta l’istituto per breve tempo poi deve a malincuore e suo malgrado rinunciare, la situazione politica, il difficile momento storico e le ristrettezze economiche non gli permettono di essere sostenuto.

E una svolta nella sua vita, a 18 anni (nel 1955), Roberto si trasferisce per lavoro in Venezuela dove, suoi lavoretti scultorei venduti gli consentono di sostentarsi; viene notato e comincia il suo Primo lavoro vero, il restauro di una chiesa in stile Barocco spagnolo. E l’occasione che aspettava, da una le Chiese diventano tre e lo scultore diventa ufficialmente un artista. I suoi lavori meticolosi, lineari ed espressivi gli valgono i giusti riconoscimenti in Venezuela. A 23 anni il maestro ritorna in Italia, ma è un soggiorno di breve durata, il desiderio di arricchire le proprie esperienze artistiche non SI addice al clima del dopo guerra italiano. L’artista parte nuovamente e approda in Svezia, si iscrive ad un corso di anatomia e disegno e grazie agli studi diventa padrone delle tecniche pittoriche e scultoree.

Le prime opere sono su commissione svedese. Il Maestro comincia a studiare le tecniche del ritratto con modelle e realizza numerosi paesaggi; ma la forma che lo affascina, i movimenti. In Svezia il mercato non è facile, e Roberto ha sempre nostalgia di casa, conosca una ragazza italiana e si sposa. Nel 1967 Roberto Macellaro trentenne, torna finalmente in terra d’Abruzzo e trova terreno fertile per esprimere con mezzi tecnici validi e aggiornati la sua arte. Gli chiedono quadri, gli commissionano lavori. Invitato a Perugia vince il primo premio alla di Arte Sacra. Altri riconoscimenti seguono in mostre collettive e personali in ogni parte d’Italia, mentre la critica conferma il suo giudizio positivo a riprova dell’alto livello qualitativo ormai raggiunto dalle sue opere. L’aggiornamento e la presenza costante nei meeting più importanti d’Italia e all’estero fanno oggi di Roberto Macellaro un interprete rilevante dell’arte scultorea e delle arti figurativa in genere.

La progettazione e la realizzazione delle sue opere, traggono motivi ispiratori ora da giovani agili e slanciate, ora da animali colti nell’attimo di maggiore espressione della propria forza e bellezza fisica. Immagini nitide d’immediata presa su chi osserva, di giovani donne, di paesaggi sereni e tranquilli, caratterizzano la posizione pittorica improntata ad una maturità di pensiero tipica del secondo periodo artistico. Maturità che scaturisce da un movimento reattivo nei confronti di una prima corrente giovanile pii sofferta ed istintiva.

L’intento di Macellaro è quello di tra smettere oggi un messaggio di serenità, che non è rinunci: fine a se stessa, ma piuttosto giusta interpretazione realtà quotidiana intesa come avventura, e continuo stimo lo ad agire. Traspare da questa chiave di lettura un interpretazione ottimistica del dopo, pur nella consapevole difficoltà del presente e tale messaggio giunge limpido e cristallino a chi si pone attento osservatore davanti alle opere dell’artista Giuliese. Attraverso tale mirabile processo passano bozzetti e tele, sculture e prove d’autore plasmate con indicibi le travaglio interiore nel caratteristico laboratorio di Giulianova alta, dove Macellaro lavora in totale solitudine. In quei momenti trova improvvise e subitanee folgorazioni creative e la sua mano dipinge e colora, in quei momento non è mai solo.